Il porno ai tempi del Coronavirus Danika Mori video pornografici

In tempi di lockdown e di crisi economica quasi tutti pensano con preoccupazione al futuro, soprattutto lavorativo, e a come arrotondare la cassa integrazione. Alcuni – e vi assicuriamo non sono pochi – in questi giorni di forzata clausura, non solo stanno (ri)scoprendo il mondo del porno, ma iniziano a considerarlo un papabile ambito lavorativo. Lo dimostrano i numeri registrati da Porhub e dal fratello Youporn, che raccontano di un aumento di oltre il 30% giornaliero del numero di video amatoriali caricati in piattaforma tra il 29 febbraio e il 29 marzo, con un picco del 46% registrato il 23 marzo.Danika Mori video pornografici

Ad “uplodare” le proprie performance amorose nel sito che nel 2019 ha registrato oltre 42 miliardi di visite, con una media. di 115 milioni di views giornaliere (senza mai collassare, con buona pace di quello dell’Inps), e che vanta oltre 10 milioni di iscritti, sono circa 150 mila coppie sparse per il pianetache hanno fatto – o provano a farlo – del caricamento dei loro round intimi un vero lavoro. Tecnicamente si chiamano “Model”. In pratica, funziona come per i canali YouTube, ad ogni tot di visite, corrisponde una fee riconosiuta dalla piattaforma.

Danika Mori video pornografici

Danika & company

Danika e il suo compagno Steve, sono una coppia di performer che vanta qualcosa come 800 milioni di views. sulla piattaforma («ma se consideriamo tutte le piattaforme attive, arriviamo a 1,5 miliardi, più altri 60 milioni di visualizzazioni alle nostre 1500 gif», spiega Danika).Sono la punta di diamante tra le migliaia di Model di Youporn, e si giocano il primato solo con LeoLulu, coppia francese che  vanta 700 milioni di visualizzazioni, ma che a differenza di Danika. e Steve appare sempre a viso coperto. E, a dimostrazione che la carriera di Model è oggi più che un desiderio inconfessabile, la quantità di richieste di “consulenze” che la coppia sta ricevendo, soprattutto dal nostro Paese:

«Da quando abbiano rivelato di essere italiani, le richieste di “aiuto” si sono impennate, anche perché molti hanno. difficoltà con l’inglese», spiega Danika, raggiunta da Business Insider Italia a Tenerife, dove vive. col compagno, «ma quando hai una figura di riferimento, credo sia normale. Ti posso garantire che il fenomeno Model è esploso e Youporn tirerà fuori nuove coppie straordinarie. Sono sicura che molte persone chiuse in casa, hanno detto sì proviamo…».

Non tutto oro ciò che luccica…

Ma attenzione, se ci si vuole lanciare in questo mondo – che offre sostanziose possibilità di guadagno per chi ce la fa ad emergere – una cosa deve essere chiara:

«tanti pensano che basta aprire le gambe e caricare un video… l’utente da semplice consumatore di internet non ne vede le potenzialità. Anzi, direi che per fare questo lavoro devi per forza essere un po’ nerd», dice seria Danika.

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Poi continua dicendo… 

«Altro errore è che tutti quelli che ci contattano, ci chiedono subito come aumentare le views: conoscendo come funziona il sito, bisogna avere chiaro che le views si fanno quando si è promossi in home page, ma la prima pagina ha solo 24 filmati e ci sono migliaia di clip ogni giorno. Non è più come prima. che rimanevi giorni e giorni in prima pagina, oggi ci resti due ore, cinque minuti a volte.

Quindi. si riducono i click e così i guadagni. Non ha senso concentrarsi sulle visite, quelle arrivano pian piano. Il mio consiglio è sempre di puntare sulla costruzione. di una solida fanbase, su un’identità definita, sui contenuti di ottima qualità tecnica, ma soprattutto sulla creazione di uno stabile fanclub. Il membro del fanclub paga 9,99 dollari – che per noi sono 7,49 dollari circa, escluse le commissioni –, che è quasi come fare 120 mila views con un utente solo, visto che siamo remunerati 0,77 euro ogni mille visualizzazioni. Quindi è assolutamente conveniente convertire 10 iscritti, piuttosto che puntare su migliaia click».

Un ragionamento puramente economico, fatto da una professionista che è molto più vicina a una docente di marketing all’università che allo stereotipo del sex worker «per necessità, che si dà all’hard perché non sa dove sbattere la testa».

 

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