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tatuaggi criminali italia

In fondo, tutti sappiamo benissimo che l’origine dei tatuaggi è da collocarsi tra le mura di una cella.

I detenuti, d’altronde, mandano messaggi a modo loro. Scrivono sui muri segni e parole, frasi semplici e pensieri elementari.

Cuori con nomi. Disegni che simboleggiano amore giurato, tradito, ucciso. tatuaggi criminali italia

E ancora: case con finestre aperte, fiori e uccelli che volano.

Poi ci sono immancabilmente loro: i tattoo sulla pelle. Un modo – il più efficace forse – per parlare di sé e non dimenticare le emozioni (belle e brutte) patite in galera.

S.O.S. nascosti tatuaggi criminali italia

Al gomito, al braccio, sul fondo schiena e, visibilmente, sulla fronte, sul collo, dietro l’orecchio e accanto all’occhio.

In particolare, proprio sugli occhi due tipi di tatuaggi identificano i carcerati o gli ex detenuti. 

Tre punti ai lati stanno per non vedo, non sento, non parlo. Una lacrima significa che si è stati in carcere per omicidio.

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Una corona di filo spinato sulla fronte simboleggia, poi, una condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata.

Tre teschi sull’anulare indicano gli assassini compiuti dal detenuto. Ogni punta di una stella rappresenta un anno passato in carcere.

Una croce, inoltre, può rimandare a una predisposizione per il bondage o per il masochismo.

C’è da dire che alcuni tatuaggi vengono imposti con la forza come avvisi o come punizione.

I violentatori, ad esempio, sono marchiati con una spada tra la scapola e il collo.

I rischi

I detenuti comunque procedono in totale autonomia sulla propria pelle, tanto da rischiare grossi danni per la salute.

Si tratta, infatti, di tattoo realizzati senza alcuna cautela dal punto di vista igienico.

Nella Casa Circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia, proprio per scongiurare eventuali rischi di infezioni, nel 2002, fu avviato un laboratorio di tatuaggio con l’hennè.

Lo scopo? Sensibilizzare all’attenzione i carcerati. Non a caso fu  stampato anche un opuscolo con le informazioni utili, a cominciare dalle condizioni igienico-sanitarie, indispensabili per sottoporsi a un disegno con l’inchiostro in cella.

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Segni di riconoscimento, espressione di personalità, pentimento, colpe, vita vissuta.

Una “moda”, o un modo per raccontare di se stessi, alquanto criptico e incisivo, che ha preso piede anche fuori dalle carceri, rendendo “normali” quelli che oggi vengono definite delle vere e proprie opere d’arte.

Ma che – ahimé – nascono e si diffondono in luoghi in cui nessuno mai vorrebbe stazionare, neanche per un giorno della propria esistenza.

Per ulteriori curiosità sull’argomento, continuate a seguirci su Men’s Enjoy!

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