Con l’avvento delle nuove tecnologie, sta cambiando anche il modo di mangiare… E cosa mangiamo.

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In principio vi era la scuola francese, punto di riferimento per la formazione del gusto e dell’etichetta.

Poi è entrata in auge l’italianissima Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come bene protetto, e inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità nel 2010.

Identità culturale, tradizione, radici di appartenenza, stile di vita, senso di comunità e ospitalità, paesaggio, competenze, pratiche, territorio: il cibo, in realtà, rappresenta tutto questo.

E ai giorni nostri sono sempre più i consumatori interessati alla coltivazione, alla lavorazione e alla produzione. Effetto anche delle biotecnologie, che, dal canto loro, hanno rivoluzionato il settore alimentare. cibo sintetico proprietà

Le novità cibo sintetico proprietà

Ultimamente sta spopolando, ad esempio, il cibo finto e, in particolare, la carne artificiale, chiamata anche clean meat.

Ma è davvero sicura per il consumatore? È quello che si stanno chiedendo gli scienziati.

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Il cibo sintetico richiede caratteristiche ben precise per la sua produzione e trasformazione.

Gli studi in corso serviranno anche a definire le norme legislative riguardanti, ad esempio, le caratteristiche dei substrati, gli additivi chimici, oltre alle regole di sicurezza degli impianti.

Questioni che verranno affrontate durante la 3D Food Printing Conference, 5th edition, che si terrà nei Paesi Bassi il 23 e il 24 giugno 2020.

Si discuterà sicuramente dell’hamburger nato in laboratorio nel 2013.

La carne di manzo cucinata era stata fatta crescere partendo da un campione di tessuto muscolare prelevato da una vacca.

Le cellule staminali sono state coltivate e tagliate in modo tale da diventare filamenti, poi stratificati fino a formare un tessuto che avesse la consistenza della carne bovina.

Il merito è di una ricerca di Mark Post, professore di fisiologia presso l’Università di Maastricht.

Né carne né pesce? cibo sintetico proprietà

La carne sintetica nasce, quindi, a partire da cellule staminali muscolari (di maiale, pollo, manzo, anatra, ecc.) che vengono poste in un particolare contenitore (bioreattore) insieme a un substrato liquido di coltura, che generalmente è siero di sangue fetale, o a una soluzione sintetica di sostanze chimiche per ottenere una composizione simile al siero.

In tali condizioni, le cellule vengono alimentate in modo che possano svilupparsi e moltiplicarsi fino a formare uno strato di fibre.

Un processo lungo e costoso, non ancora in grado di imitare né il gusto della carne né la sua consistenza fibrosa.

Ecco perché è un settore ancora molto lontano dalla produzione industriale.

Vi sono, però, alcune start-up (soprattutto statunitensi), come Impossible Foods e Beyond Meat, che vendono già carne artificiale, la cosiddetta “carne impossibile”, di origine vegetale, ma dal gusto molto simile alla carne originale.

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Si tratta di un prodotto che viene venduto anche negli oltre 7.000 ristoranti della catena Burger King degli Stati Uniti.

I vantaggi? Richiede circa l’87% di acqua in meno, il 97% di terra in meno e l’89% di emissioni in meno.

Le sue proprietà nutritive? Secondo l’azienda sono uguali o superiori al corrispettivo animale.

Che stampi oggi?

Giuseppe Scionti, ingegnere biomedico italiano, passato dai laboratori nel campo dei biomateriali e dell’ingegneria tissutale del Politecnico della Catalogna, alla sua startup, Novameat, ha brevettato una tecnologia innovativa per l’industria alimentare.

È la rigenerazione dei tessuti. La sua biostampante tridimensionale, in particolare, è in grado di generare tessuti artificiali che assomigliano a quelli umani e animali, imitando la loro struttura originale a livello sia macroscopico sia microscopico.

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Si ottiene carne a base vegetale in tre dimensioni con la consistenza fibrosa dell’originale. I prototipi finora sviluppati dalla Novameat sono due: il petto di pollo e la bistecca di manzo.

Attraverso una biostampante 3D, si genera un succedaneo della carne di manzo e di pollo senza carne, sebbene con i suoi stessi sapori, ma evitando i significativi effetti collaterali degli allevamenti intensivi.

Si contrastano così le emissioni di gas serra, l’eccessivo consumo delle risorse (quelle idriche e i terreni coltivabili), la distruzione delle foreste, e la migrazione climatica di persone costrette a lasciare la propria casa e la propria terra di origine per circostanze ambientali.

La carne ottenuta con la tecnica della biostampante 3D, inoltre, non è un organismo geneticamente modificato, poiché il brevetto usa solo biomateriali come le proteine vegetali, i carboidrati, le vitamine, i grassi vegetali.

Grazie a una particolare tecnica mista ereditata dalla biomedicina – conferma Scionti al Corriere della Sera – le proteine vegetali possono essere organizzate a livello nanometrico come se fossero fibre muscolari.

Si può così ottenere una bistecca stampata in 3D con la consistenza fibrosa tipica della carne animale. Del tutto priva di OGM“. 

Il futuro

I materiali di origine vegetale possono derivare sia da piante sia da alghe.

E chissà se con questi nuovi mezzi, il cibo non possa arrivare anche nelle zone più remote.

Una prospettiva intrigante, tanto da attirare l’attenzione della FAO.

Questo perché la carne sintetica di origine vegetale può contribuire a combattere la carenza di specifici nutrienti nei Paesi più poveri.

Si ridurrebbero le disuguaglianze e di conseguenza la fame nel mondo. D’altronde, la carne vegetale contiene esclusivamente gli ingredienti necessari al nutrimento.

Ma quando arriverà sulle nostre tavole? Non presto. Bisognerà capire se è un cibo che rientra nel cosiddetto “comfort food”, capace di fornire felicità a livello psicologico.

Di certo il paniere del consumatore è destinato ad arricchirsi di “novel food”: stampe tridimensionali, cibo riprodotto in vitro, cibo sintetico… insetti.

Ebbene sì, la FAO da anni promuove anche gli insetti come “proteina del domani”.

Si perderebbero, pertanto, le tradizioni (la cucina della nonna su tutte). Ma si guadagnerebbe in senso etico.

Siete d’accordo? Diteci la vostra, e seguiteci su Men’s Enjoy!

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