Un capitano. Il capitano. Quello per eccellenza. Francesco Totti non ha rappresentato solo una bandiera per la Roma, ma è stato un simbolo per tutti gli appassionati di calcio vero, giocato, genuino. totti futura squadra

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In un’intervista a Vanity Fair si racconta a 360 gradi: dagli esordi alla fine della sua carriera, passando per l’agenzia di scouting, l’eventuale futuro giallorosso e quello (alcuni dicono) da allenatore.

Famiglia e… passione totti futura squadra

Quando da piccolo mi chiamavano ‘lo gnomo’ e non mi volevano far giocare con quelli più grandi, papà insisteva – così Totti nei confronti del padre scomparso prematuramente per Coronavirus – Loro cedevano, poi mi vedevano giocare e volevano rifare le squadre. Io zitto, muto, ma orgoglioso. Papà, forse, ancora più di me“.

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E riguardo la Roma, afferma: “Ad oggi non penso al mio domani. Ho un’agenzia di scouting, curo i ragazzi, mi diverto. Sono contento e faccio quello che mi piace.

Potrei fare ancora la mia figura, magari non per tutte le partite, ma potrei. Credete che Ibra corra ancora come ieri? No, ha 39 anni, eppure regge ancora l’attacco del Milan. Io sogno ancora il calcio di notte: a volte il Passato, altre il futuro.

Spalletti? L’allenatore sceglie chi mettere in campo in totale autonomia. Io non mi sono mai permesso di mettere in discussione le sue scelte. Poi c’è un discorso di umanità: io mi impegnavo e lui cercava la provocazione, la rottura, il litigio.

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Capii in fretta che in quella situazione sarebbe stato impossibile continuare e così, per la prima volta in 25 anni di Roma, mollai. Se gli stringerei la mano? Nel calcio si sbaglia, sbagliamo tutti. Diciamo che dovrei capire in che luna sto quel giorno“.

Il futuro

Ecco perché non si vedrebbe mai nei panni di un allenatore: “Io sono troppo buono e poi avrei un problema: vorrei far giocare tutti. Sono stato calciatore, so cosa pensano del tecnico quelli che vanno in panchina.

Dovrei diventare severo, aspro, antipatico. Se non ci nasci, figlio di m****, non ci diventi. La mia più grande paura? Solo una cosa: morire. Anche se prima o poi tocca a tutti“.

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